Il piroscafo San Spiridione – Dal diario di un Ardito a una strage dimenticata

“Il piroscafo San Spiridione – Dal diario di un Ardito a una strage dimenticata” è il primo libro di Roberto De Censi che ricostruisce, anche grazie al ritrovamento di un diario di guerra, la storia precedente all’esplosione del 27 marzo 1919 tentando, nelle sue numerose ricerche, di capire da dove venisse e dove andasse quella nave e soprattutto perché e cosa l’avesse potuta o voluta fermare.

18.00 

Categoria:

Dettagli

Pubblicazione

Marzo 2019

ISBN

978-88-96790-22-9

Formato

cm 15×21

Pagine

376

Prezzo

18.00 €

Autore

Roberto De Censi

Roberto De Censi è nato a Roma nel 1960, è un designer da circa 30 anni e un forte legame lo unisce al mare anche per essersi formato in un cantiere navale di cui il padre era titolare e progettista. Un bisnonno capitano di lungo corso, un nonno a capo di un’importante azienda italiana che un tempo produsse aerei militari poi, anche alcuni scafi divenuti famosi. Ha servito in Marina fino all’ultima missione “Libano 2” e oggi naviga solo per diporto. Ha praticato sport a livello agonistico pubblicando poi articoli dedicati alle competizioni su diverse testate. La passione per il mare e per le sue storie, lo hanno spinto a completare la narrazione del diario di guerra lasciato da un prozio, ardito di Marina, che è il protagonista dell’indagine da cui questo libro prende spunto.

I fatti del 29 marzo 1919 a Venezia
Ore 07.50 – il piroscafo San Spiridione, nave mercantile requisita, dalla Regia Marina e del Regio Esercito, per gli scopi del post guerra lascia l’ormeggio presso la banchina di Santa Marta e inizia la navigazione nel Canale di San Basilio dirigendo verso Pola. Poi, verosimilmente andrà a Fiume. A bordo, oltre al suo equipaggio, c’è ancora il pilota di porto. In coperta ci sono duecento uomini, soldati e marinai, tra i quali 21 arditi di Marina al comando di un capitano del Regio Esercito. In stiva, la sola parte del carico ufficialmente nota è costituita da benzina in latte metalliche e olio per motori in fusti.

Ore 07.55 – oltrepassato di poco il fabbricato dei frigoriferi, 60 metri fuori dalla banchina di San Basegio, una tremenda esplosione fa saltare castello, plancia e ponte prodiero del piroscafo; in carena si apre una grande falla che lo fa affondare di prua lasciando emersa la poppa e scoperto l’asse dell’elica e il timone. Anche alcuni edifici sono colpiti e danneggiati gravemente. Nell’immediatezza dell’esplosione muoiono la maggior parte del personale imbarcato e anche qualche cittadino veneziano colpito dai rottami scagliati a terra.
Il numero delle vittime continua a salire con il propagarsi dell’incendio sulla superfice dell’acqua, ormai ricoperta di combustibile in mezzo al quale nuotano, cercando invano di salvarsi, coloro che trovandosi a poppa provano a saltare o sono stati involontariamente catapultati fuori bordo.
Iniziano le faticose operazioni di soccorso.

Ore 16.20 – la nave affonda.

I morti poi accertati saranno 200.
È il più grave disastro mai accaduto in un porto italiano in tutti i tempi.